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Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
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FESTA DELLE DONNE: TANTI AUGURI, UOMO!
8 marzo 2018

Festa delle Donne: tanti auguri, Uomo! Auguri a te perché è di te che vogliamo parlare in questo giorno che sempre più scivola via come una celebrazione vana, come un vuoto riempito a forza da riflessioni, fiori, piccoli regali e parole altisonanti… le cene tra amiche, il profumo giallo delle mimose. E tu non ci sei in questo giorno; non ci sei quasi mai. Non ci sei perché credi di doverci oggi una libertà che non può che sapere di solitudine se domani non sarà un altro giorno per te, per te che credi di “concederci” quello che è nostro per diritto sacrosanto, di “concederci” quello che noi possiamo prendere solo perché lo vogliamo. E tra quello che vogliamo ci sei anche tu, tu accanto a noi, tu compagno, amico, padre, amante; tu che ancora hai paura di noi perché così ti hanno insegnato, tu che dal nostro corpo sbuchi e il nostro corpo temi per una rabbia bambina che non ti togli di dosso; perché così ti hanno detto, che una donna, qualsiasi donna, deve essere sempre per te quella madre devota che ti ha partorito, dimentica di sé, perduta eternamente dietro ai tuoi bisogni e voleri di bimbo. Se non è così – ti hanno insegnato- una donna è soltanto una femmina senza valore, una donnaccia che si è riempita di te per lussuria, che di te si sgrava per egoismo, per liberarsi di te, per lasciarti da solo. Ti hanno insegnato che sei tu la misura di tutte le cose e che tutto il resto esiste se rapportato a te, che ha diritto di essere solo ciò che ti fa stare bene, che il rimanente non vale nulla. Così ti hanno detto. Per anni, per secoli. Lo hanno scritto nei libri sacri, te lo hanno narrato i poeti, rappresentato gli artisti. La donna o è angelo che ti eleva a Dio o è un demonio di tentazione, se ha potere e forza è nemica, se è creatura debole e sottomessa val bene il tuo sguardo benevolo, la tua commiserazione travestita da affetto. Ma queste fantasie in bianco maggiore ve le siete raccontate tra voi, escludendoci spesso e imprigionando voi stessi in un equivoco duale: da un lato l’attrazione fatale per Aspasia, dall’altro la convenzione innaturale del femmineo languido e dolente, rassegnato ad una condizione che tu, Uomo, mai vorresti per te. Tutto questo ti hanno raccontato e ti hanno messo in trappola, perché il tuo troppo “io” non ti permette amore, ma solo terrorizzata angoscia di abbandono e, quindi, dipendenza da noi. Forse ti pare strano, ma è proprio così. Il carceriere finisce per condividere la prigionia del carcerato; per non perderci ci mandi via, per non restare solo ci cancelli, per dimostrare di essere il più forte ci sveli ogni tremore al rimbombo del nostro passo che percorre la vita. Ti hanno allevato così; così per secoli di Ninfe preda di Dei, di fanciulle eteree con lo sguardo chino, di streghe e di donne fatali, proiezioni mostruose di tutte le più antiche paure. Ti hanno allevato così, non ne avresti colpa se solo non volessi pervicacemente rinunciare a crescere, se non rimanessi soggiogato all’idea che l’amore debba essere un laccio, se non ti ostinassi a misurare la tua statura dalla considerazione che noi abbiamo di te. Cresci, Uomo. Non sarà il nostro sangue a fermarci, né la tua mano armata a farti più grande. Non è il tuo insulto che potrà avvicinarci, né la nostra gioia che potrà portarci via da te. Cresci, Uomo. Guardaci. Noi siamo tua madre, tua figlia, la tua compagna, la tua amante, la tua amica; noi siamo anima e siamo corpo, noi siamo noi e siamo te. Non siamo l’altra metà del cielo, perché il cielo non si divide; siamo il cielo tutto intero insieme a te.

Buona festa delle donne, Uomini!

                              Anna R. G. Rivelli


diritti
L'8 MARZO LOTTO MARZO
6 marzo 2017



8 MARZO 2017: SCIOPERO DELLE DONNE

SE LE NOSTRE VITE NON VALGONO, ALLORA CI FERMIAMO!

L'8 marzo non è una festa è una giornata di lotta.
Prende vita dagli scioperi delle operaie che dai primi del Novecento in tutto il mondo animarono le lotte per i loro diritti violati di persone e lavoratrici. Ricordiamo Il primo, quello delle camiciaie di New York nel 1909, poi lo sciopero e la rivolta delle operaie di Pietrogrado, l’8 marzo del 1917.
Niente fiori e cioccolatini, dunque: non abbiamo niente da festeggiare, abbiamo tutto da cambiare! Dopo le straordinarie giornate di mobilitazione che hanno visto milioni di donne nelle piazze di tutto il mondo ( dalla Polonia, alla Germania, alla Turchia, dal Brasile all’Argentina), e in particolare in Italia dove una marea di donne ha sfilato a Roma il 26 novembre, e noi insieme a loro, il prossimo 8 marzo sarà l'occasione per riprenderci questa giornata di lotta: sarà SCIOPERO GLOBALE DELLE DONNE.
Lanciato dalle donne argentine, ha raccolto l'adesione di oltre 22 paesi al grido di “Se le nostre vite non valgono, non produciamo”. Differenti luoghi e contesti, analoga condizione di subalternità e violenza per le donne: NI UNA MENOS, allora, non una di meno in piazza. Uniamoci per continuare a lottare!
L’8 marzo sciopereremo anche in Italia. Alla grande manifestazione di Roma del 26 Novembre indetta da Non Una Di Meno (a cui hanno dato vita D.i.re, la rete nazionale dei centri antiviolenza, l'Udi, e la rete Io Decido) sono seguite assemblee in molte città d'Italia per arrivare a quella nazionale di Bologna del 2/3 febbraio che ha lanciato gli 8 punti dello sciopero dell' 8 marzo. Questi 8 punti partono dalle forme specifiche di violenza, discriminazione e sfruttamento che viviamo quotidianamente, 24 ore al giorno, in ogni ambito della vita, che sia pubblico o privato. La violenza è fenomeno strutturale delle nostra società, strumento di controllo delle nostre vite e condiziona ogni ambito della nostra esistenza: in famiglia, al lavoro, a scuola, negli ospedali, in tribunale, sui giornali, per la strada.
Noi a Potenza, dopo aver partecipato alla manifestazione di Roma, abbiamo discusso e recepito gli 8 punti usciti dall'assemblea di Bologna, e ci siamo costituite in Coordinamento Non Una Di Meno Potenza. Il 2 marzo terremo presso la libreria Ubik alle ore 11, una conferenza stampa aperta a chi vuole partecipare, in contemporanea con le altre città italiane, nella quale illustreremo gli 8 punti dello sciopero e le modalità della manifestazione che si terrà a Potenza
l'8 Marzo in Piazza Mario Pagano dalle 10,30 alle 12
Sarà uno sciopero in cui riaffermare la nostra forza a partire dalla nostra sottrazione: una giornata senza di noi. Saremo in piazza a goderci la primavera che arriva anche per noi a dispetto di chi ci uccide per “troppo amore”; di chi, quando siamo vittime di stupro, processa prima le donne e i loro comportamenti; di chi “esporta democrazia” in nostro nome e poi alza muri tra noi e la nostra libertà. Di chi scrive leggi sui nostri corpi; di chi ci lascia morire di obiezione di coscienza. Di chi ci ricatta con le dimissioni indotte perché abbiamo figli o forse li avremo; di chi ci offre stipendi comunque più bassi degli uomini a parità di mansioni, di chi vuole accontentarci con dei voucher....

Prime firmatarie: Associazione Telefono Donna, ArciGay Basilicata, Comitato Cittadinanza di Genere, Libera Università delle Donne, Zonta Club Potenza, Associazione Yin-sieme, Associazione Equomondo, Ufficio Consigliera Regionale Di Parità Basilicata, Flc – Cgil Basilicata, Consulta Studentesca Provinciale PZ, I.C. Torraca- Bonaventura. Si sono aggiunte : Associazione Famiglie Fuori Gioco, Pan-Centro di Produzione Culturale, Associazione RisVolta MT, Commissione Regionale Pari Opportunità Basilicata, CGIL Basilicata, CISL Basilicata, Cestrim, Associazione Fiori con le Spine, Associazione Rosaerubrae, Associazione Ali di Frida, Ande, Noi del Parco di Elisa Claps, e tante donne a titolo personale.
In Piazza l'8 marzo, saremo vestite di nero con qualcosa di fuksia. Sono previste delegazioni di varie scuole. Coordinamento Non Una Di Meno Potenza

CULTURA
8 MARZO: UNA GUERRA ANCORA TUTTA DA COMBATTERE
8 marzo 2013


...la festa dell’8 marzo mi indigna nei suoi aspetti più folcloristici e retorici come la corsa all’acquisto delle mimose o le pizzerie eccezionalmente stracolme al femminile; odio al pari di molte tutto ciò che sa di programma di protezione nei nostri confronti, come le famose quote rosa peraltro spesso ipocritamente spese. Eppure più passa il tempo e più mi convinco di quanto sia importante questa celebrazione annuale che cade in un mondo tutt’altro che equilibrato dove la parità di genere è ancora ben lontana da venire. Elencare i tanti guasti di una società in cui la donna è sempre e costantemente minacciata nella sua dignità di persona mi pare qui superfluo; sappiamo bene, lo sanno tutte le donne, che per noi ogni strada è più erta ed insidiosa, ogni incontro è una lotta, ogni impegno un rito di passaggio. Abbiamo sempre da dover dimostrare qualcosa, sempre da doverci difendere, sempre da dover schivare l’offesa facendo attenzione a non ritrovarci addosso la colpa. Nonostante questa consapevolezza, però, ancora mi capita di restare basita di fronte a notizie come quella casualmente sfilata sotto i miei occhi qualche giorno fa. Una ditta americana, la Solid Gold Bomb, ha creato e messo in vendita una linea di T-hirt coloratissime con scritte che incitano alla violenza contro le donne. “Keep calm and hit her” (Mantieni la calma e colpiscila), “Keep calm e knife her” (Mantieni la calma e accoltellala), “Keep calm and punch her” (Mantieni la calma e dalle un pugno) “Keep calm and rape a lot” (Mantieni la calma e violenta tanto): che qualcuno possa aver ritenuto goliardiche e divertenti queste frasi è di per sé raccapricciante, ma il fatto che una intera filiera di persone (il creativo da strapazzo che le ha ideate, i responsabili della ditta che le ha prodotte, i gestori del sito internet sul quale sono state vendute a circa 17 euro ed i clienti stessi che le hanno acquistate) non ne abbia inteso l’assurda gravità ce la dice tutta su quanta strada ancora ci sia da percorrere. Le stragi di donne evidentemente nemmeno bastano; il femminicidio è per molti ancora solo un neologismo da talk show ed in fondo ancora per molti tutto il male che capita alle donne sono le donne che se lo cercano. Perciò anche quest’anno sopporterò di buon grado la retorica gialla della festa in nome di una guerra che è ancora tutta da combattere.

Buon 8 marzo a tutte le donne.

                                 Anna R.G. Rivelli


SOCIETA'
ASPETTANDO L’8 MARZO
4 marzo 2012

La natura femminile fin dall’antichità è stata circondata da un alone misterioso e fortemente negativo. La “Naturalis historia” di Plinio presentava già un vasto campionario dei danni che una donna, per il solo motivo di essere mestruata, causava all’intera comunità, avendo addirittura potere di provocare fenomeni come la distruzione dei raccolti, la caduta dei frutti dagli alberi, la morte delle api, l’aborto degli animali, l’arruginimento dei metalli, la trasformazione del vino in aceto, la cattiva riuscita della caccia e della pesca. Vastissima esemplificazione dei tabù legati al mestruo o alla gravidanza si può trovare anche ne “Il ramo d’oro” di James G. Frazer; l’antropologo scozzese, infatti, si sofferma a lungo nell’esame di antichi riti relativi all’età puberale femminile, riti che, pur nella loro specificità, da un continente all’altro mantenevano un denominatore comune che era quello della punizione per la “colpa” di essere donna. Frazer ci racconta di fanciulle tenute in isolamento per mesi, addirittura per anni; di donne uccise per aver osato toccare oggetti appartenenti agli uomini, di partorienti inavvicinabili per molte settimane. Nella Nuova Irlanda –scrive lo studioso- ai primi segni dell’età puberale le fanciulle vengono chiuse per quattro o cinque anni in piccole gabbie allo scuro, senza che possano toccare con i piedi in terra; durante il periodo mestruale alle donne australiane è proibito, sotto pena di morte, toccare qualsiasi cosa usata dagli uomini e persino camminare sul loro stesso sentiero; gli indiani Bribri considerano pericolosissima l’impurità del parto e temono massimamente il potere negativo di un aborto, evento questo ritenuto capace addirittura di provocare turbamenti cosmici. Nella medesima opera, però, l’antropologo riferisce di cruenti riti di magia omeopatica attraverso i quali gli uomini di certe antiche tribù tentavano di riappropriarsi delle mestruazioni e del potere di procreare che - secondo la loro credenza- in origine appartenevano ai maschi cui erano stati sottratti con un maleficio dall’invidioso genere femminile. Il che spinge a credere che i tanti tabù legati alla sfera della sessualità femminile – tabù solo apparentemente persi nella notte dei tempi- derivino dalla sostanziale incapacità del maschio di accettare la preminenza del ruolo femminile nell’assicurare continuità alla specie. Ad avvalorare questa ipotesi si può citare addirittura San Tommaso D’Aquino il quale, supportando la sua tesi con argomenti teologici e filosofici, arriva a dire che esiste solo un sesso, quello maschile, e che la donna non è che un maschio mancato e, pertanto, è l’uomo che esercita il ruolo principale nella procreazione in quanto la donna non è che un ricettacolo del suo seme. In sostanza si potrebbe asserire che il complesso di superiorità che da sempre affligge il maschio altro non è che la faccia speculare di un complesso di inferiorità legato alla apparente secondarietà del suo sesso nell’atto procreativo. D’altra parte la Chiesa (non già la religione) ha da sempre rivestito un ruolo importante nell’approfondire, piuttosto che nell’appianare, il solco della discriminazione nei confronti della donna cui veniva attribuito un potere demoniaco nel tentare l’uomo quasi incolpevolmente soccombente al di lei maleficio. “Agli inizi dei tempi moderni – scrive lo storico francese Jean Delumeau nella sua opera “La paura in Occidente” – nell’Europa occidentale […] la donna è stata identificata con un pericoloso agente di Satana” nonostante l’insegnamento evangelico evidenzi proprio nell’atteggiamento “rivoluzionario” di Gesù la volontà di sancire una sostanziale parità dei sessi. Soffocato, però, dal potere dei chierici –sostenitori almeno in teoria del celibato e della verginità- il Medioevo cristiano elaborò un sistema di pensiero sconcertantemente avverso alla donna, sicuramente inferiore all’uomo secondo Sant’Agostino, addirittura paragonata ad un “sacco di escrementi” da Ottone, abate di Cluny nel X secolo. E’ sempre Delumeau che ci fa notare come la stessa Chiesa cerchi di porre rimedio a tanta discriminazione proponendo ed esaltanto la figura di Maria, la figura di una donna, però, sostanzialmente asessuata e madre per accettazione di un destino, non per “fattiva” partecipazione ad un progetto. E per lungo tempo asessuata è costretta ad essere anche la donna cantata dai poeti: donna angelicata, donna angelo, donna che sempre causerà il rimprovero divino (…Deo mi dirà:”Che presomisti?”) “Al cor gentil” di Guido Guinizzelli o l’estenuante dissidio del Petrarca incapace di sciogliersi dai “mille dolci nodi” dei capelli di Laura.

La profondità e la complessità delle radici della discriminazione nei confronti della donna chiariscono il perché della difficoltà che ancora oggi si riscontra nello sradicare un pregiudizio che è comunque sempre legato alla sessualità; la donna, insomma, appare più facilmente accettabile se privata di quell’aspetto sostanziale della sua natura il quale investe la sfera emozionale determinando tutte quelle specificità che non riguardano solo la morfologia del corpo. Pregiudizio e violenza mirano sempre a sminuire, ad annientare, a voler cancellare quel secondo sesso imperfetto, incapace –così teorizzava Sant’Agostino- di essere immagine piena del Creatore; così ancora oggi bisogna combattere contro pratiche terribili quali l’infibulazione, contro la mortificazione del corpo femminile che non si è fermata alle medievali cinture di castità, ma continua nei veli, nei burqua, nella pretesa d’ ”amore” che è causa di un numero sconcertante di “femminicidi”; bisogna lottare contro l’impotenza mentale del maschio che ha bisogno di essere brutale per sentirsi forte, per avere meno paura di perdere primati inesistenti. Contro la donna, contro il suo corpo, contro la meraviglia della sua capacità di essere madre la cecità del pregiudizio non ha misura; si arriva sempre più spesso –ed è cronaca anche di questi giorni - ad uccidere i figli per punire la colpa atavica della donna che rivendica il diritto di appartenere a se stessa ed alla sua dignità.

Aspettando l’8 marzo, dunque, non possiamo che accorgerci che esso è ancora troppo lontano, più lontano di quanto una data sul calendario sia in grado di indicare.

          Anna R. G. Rivelli

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