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Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
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POLITICA
LA BASILICATA ANTIFASCISTA: L'ESEMPIO DI LAVELLO
19 febbraio 2018

La cronaca politica di questi giorni è monopolizzata dalla campagna elettorale: foto di più o meno straripanti comitati che si aprono, declamazioni di programmi come liste dei sogni, interviste a carattere più che altro agiografico, in cui ognuno si dipinge per il santo che crede di essere quasi senza che nessuno obietti di una virgola. E in questo caos calmo, in cui una legge elettorale che non lascia scegliere quasi più nulla ha marginalizzato l’elettore, sottraendogli prima i comizi in piazza, poi persino i manifesti elettorali, rischia di passare in sordina quello che è invece un atto squisitamente Politico ( e la P maiuscola non è casuale) che è stato posto in essere in una cittadina lucana, la quale per questo meriterebbe di diventare “capitale” ed essere indicata come modello di riferimento per tutto il nostro Paese. L’approvazione all’unanimità della mozione che impegna l’amministrazione comunale “a non concedere spazi o suolo pubblico a coloro i quali non garantiscano i valori sanciti dalla Costituzione, professando o praticando comportamenti fascisti, razzisti, xenofobi o omofobi” pone, infatti, la città di Lavello al vertice nella promozione di una Democrazia che il nostro tempo sta rendendo sempre più fievole, deformandone il significato per giustificare qualsiasi nefandezza spacciata per legittima opinione. Il fascismo, però, non è un’opinione così come non lo sono il razzismo, la xenofobia e l’omofobia. Quindi a chi, negando l’evidenza, continua a dire che in fondo la Costituzione non è chiara in merito, va ricordato che la dodicesima tra le disposizioni transitorie e finali della nostra Carta Costituzionale recita che “ è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista” e che tale disposizione è ulteriormente chiarita dall’articolo 1 della legge Scelba nel quale è scritto testualmente: Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”. Quindi nessun divieto e nessuna limitazione nel professare valori di destra se si fa riferimento ad una destra liberale e democratica, ma il fascismo ( o forse anche meglio sarebbe oggi dire i fascismi) sono tutt’altra cosa. Il fascismo per sua natura trova terreno di coltura fertile nella nostra epoca, perché essa abbonda di tutte quelle condizioni che servono ad alimentarlo, vale a dire la crisi economica, la povertà crescente, l’esasperato stato di disuguaglianza sociale, il dilagante populismo e l’assoluta disaffezione per la politica, ritenuta sempre più inaffidabile ed incapace di risolvere i problemi concreti della gente. In questo clima ha gioco facile chi, facendo leva sulla smemoratezza se non proprio sull’ignoranza, traccia rappresentazioni idilliche del ventennio, dipingendolo come un tempo di ordine, di sicurezza e di benessere, nel quale la diversità (lo straniero, l’omosessuale ecc…) era bandita perché portatrice di disordine e guasto. L’odio così viene elevato a categoria politica e il diverso da noi individuato come causa di ogni male e legittimo bersaglio di una sempre più fomentata violenza. Il pensiero comune si fa acritico e aberrante, e in un clima di stupidità saccente si finisce per cercare in ogni modo lo scontro, per agitare la Giornata del Ricordo contro quella della Memoria, le foibe contro l’olocausto, facendo perdere di significato due ricorrenze che dovrebbero essere vissute solo come incancellabile lezione della Storia. Questo sta accadendo oggi. E sta accadendo da una parte con l’assenso e il sostegno di gruppi politici e/o religiosi estremisti, dall’altro con il pavido silenzio degli altri, troppo timorosi o cauti o collusi per difendere a viso aperto i valori fondanti della nostra Repubblica.

Per questo va sottolineato il merito del Sindaco Sabino Altobello e della sua giunta; vanno ringraziati l’ANPI e tutti coloro che a vario titolo si sono impegnati fattivamente in difesa dei valori costituzionali e va chiesto esplicitamente alle amministrazioni di tutti gli altri Comuni lucani che si impegnino a fare altrettanto.

                                      Anna R. G. Rivelli


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