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Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
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SOCIETA'
LA VOCE CHE PERSEVERA E RINCARA LA DOSE DI CHI È ?
9 dicembre 2017

Femminicidio: alla richiesta di chiarimenti, fatta al Garante per l’infanzia e per l’adolescenza della Regione Basilicata dalle pagine di questo giornale, Nigro risponde al posto di Giuliano. Ci domandiamo: è ancora una volta il portavoce che parla al posto della “voce”? Se è così, inorridiamo; se non è così, ci domandiamo perché il solerte portavoce non annovera tra i mali che affliggono la nostra società anche il suicidio. E già, perché quello di Vincenzo Giuliano che, ostinandosi a non rispondere, si fa rappresentare da codesto signore, è un suicidio bello e buono; e non già un suicidio assistito, ma un sparo alla tempia, peraltro mal fatto e perciò ancora più doloroso. Lo scritto di Nigro è, infatti, bizzarramente farneticante e ancora una volta, tra le citazioni pseudo-colte usate alla ca…suale maniera e il maccheronico repertorio di oscurantismo biblico (“Chi è che ci può essere dietro questo infame progetto se non Satana?” arriva a chiedersi questa volta), esprime una violenza e una ignoranza senza pari. Perché di ignoranza si tratta se uno arriva persino ad attaccare Pittella ( che non staremo noi qui a difendere non fosse altro perché questa nomina di “sospetta” garanzia l’ha fatta lui) sostenendo che “Tutto si fa per i femminicidi, per i gay, per i disabili, per i migranti, per questa o per quell’altra associazione, per l’ecologismo ipocrita e fanatico dei radical chic in un pianeta inquinatissimo ed al rischio del collasso climatico, ma niente si fa più per la famiglia…”. Dunque è evidente che, preso dal furore censorio, Nigro ignora completamente ciò di cui sta parlando; affermare che si fa tutto per i femminicidi, per i gay, per i disabili e nulla per la famiglia significa non farcela proprio a capire che le famiglie distrutte da un femminicidio, minate dalla discriminazione o sofferenti per la presenza di un malato grave sono proprio quelle più deboli e quindi quelle più bisognose di aiuto; o ritiene, il Nigro o persino il Garante, che le donne morte, i gay e i disabili ( oscenamente tirati in ballo nella sua fanatica requisitoria) siano entità astratte? Ritiene l’uno (o entrambi) che le donne morte, i gay e i disabili non siano parte di una famiglia? O ritiene l’uno ( o entrambi) che le famiglie da aiutare siano quelle da reclame di biscotti? O magari quelle patriarcali intese nel peggior senso, così come ha scritto il portavoce con la solita dualistica contrapposizione padre=positività, madre/negatività? Poi arriva anche la tirata in odore di razzismo (“E poi perché i figli degli extracomunitari non devono pagare il nido, la mensa, il mutuo, il pronto soccorso, le cure mediche ed i nostri devono pagare?”) e quella in odore di pervicace misoginia, con lo sbeffeggiamento delle donne “emancipate e libere”, accusate neanche tanto velatamente di immoralità, e la minimizzazione del fenomeno femminicidio (“Perché, invece di pensare solo al femminicidio, con tutto il rispetto per le vittime…”); l’apice del climax arriva poi con la tirata ultracattolico-nazionalista (“Non a caso tutti i grandi regimi totalitari, di destra e di manca – neppure in URSS – avevano toccato la famiglia […] E decidendo di far fuori la famiglia ha anche decretato la fine della religione e della patria).

Insomma, se è vero, come Nigro scrive, che Giuliano avrebbe presentato al governo Pittella “notevoli proposte risolutive di problemi sociali legati all’infanzia… proposte che rivoluzionerebbero il sistema sociale”, non resta che rammaricarci del fatto che lo stesso Nigro non sia ancora adolescente, perché magari, chissà, una di queste proposte avrebbe risolto anche il suo caso.

Ciò detto, è ovvio che non si può far altro che rinnovare l’invito al Garante ad esprimersi per spiegare se è lui o no la “voce” che Nigro porta. Non si può che sollecitarlo a rispondere e a dissociarsi, perché è chiaro che lo stanno ( o si sta) “suicidando” e il suicidio non è né morale né cristiano. Questo suo, poi, non è neanche stoico.


                                    Anna R.G. Rivelli


Lo scritto di Nigro a cui si fa riferimento è disponibile a questo link http://noicittadinilucani.ilcannocchiale.it/post/2858965.html



SOCIETA'
L’ALTRO VOLTO DELLA MISOGINIA
4 dicembre 2017

Solo pochi giorni fa, il 25 novembre, si è celebrata come ogni anno la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ricorrenza sacrosanta se si considera che solo in Italia (nella civilissima Italia!) nei primi dieci mesi di quest’anno sono state uccise ben 114 donne, un terzo delle quali per mano del partner. Fortunatamente il livello di attenzione sul problema si sta alzando, le vittime cominciano ad avvertire un maggiore sostegno da parte delle istituzioni e della società e, soprattutto, si è acquisita la consapevolezza che bisogna intervenire alla radice se si vuole debellare quello che è un problema di natura squisitamente culturale, perché il sangue delle donne non sporca soltanto le mani degli esecutori finali, ma irrimediabilmente macchia la coscienza di quanti la violenza l’hanno fomentata e continuano a fomentarla. La misoginia, infatti, non ha unicamente il volto losco e la mano lurida delle stupratore o dell’omicida; può avere anche la stupida ironia del ragazzotto che sui social sbeffeggia le donne che manifestano, il doppiopetto del politico che propone mozioni e leggi discriminatorie o il piglio sentenzioso del portavoce di un’associazione o di un movimento, uno a caso, come per esempio quello di “Liberi e forti” di Basilicata. Sul Roma del primo dicembre scorso, infatti, il signor Nigro si è prodotto in un commento sul tema  che, più che da un quotidiano del XXI secolo, pare tratto dalla satira di Giovenale contro le donne. “ Da dove vengano tali mostruosità, che origine abbiano, questo vuoi sapere? – scriveva nel II secolo d.C. il poeta latino, scandalizzato dall’emancipazione femminile - Una condizione modesta garantiva un tempo la castità delle donne latine; le distoglievano dal contagio dei vizi la casa minuscola, la fatica, il sonno limitato, le mani rovinate e irruvidite dalla lana etrusca, l'assillo di Annibale alle porte di Roma” . “Perché questo fenomeno cresce a vista d’occhio? – scriveva invece l’altro giorno Nigro, parlando del femminicidio - È una delle piaghe d’Egitto in risposta alla piaga del divorzio” La differenza tra i due, al di là di quella temporale di più di qualche secolo, sta nel fatto che il primo si prendeva sul serio assai meno del secondo. Nigro, infatti, continua con toni patetici a citare l’ordine divino violato, i figli sbandati e disorientati, Freud, gli adulteri, la gelosia come sentimento naturale, il fuoco dal cielo, il diluvio universale, Sodoma, Gomorra, la malattia mortale, l’atomismo sociale e tutta una serie di assurde amenità infilate una dietro l’altra più o meno alla rinfusa per arrivare a sentenziare che questo tumore (cioè il divorzio) distruggerà l’intera società occidentale; alla fine suggerisce convinto il modo di debellare il femminicidio “Volete guarire questo male...? -scrive- Ebbene! Togliete il divorzio e l’aborto”. Insomma, talmente è assurdo e paradossale ciò che Nigro scrive e talmente violento è il sentimento misogino che anima le sue parole, che forse se quel povero Freud, tirato in ballo a vanvera in cotanto sermone, potesse avere la possibilità di dire la sua, ne saprebbe ben spiegare l’origine. Tuttavia Nigro è un portavoce e un portavoce non esprime il proprio pensiero, ma quello del gruppo che rappresenta. E il gruppo che Nigro, in qualità di portavoce, rappresenta si chiama “Liberi e Forti”, associazione di formazione culturale e politica, come recitano le informazioni della pagina facebook dedicata. Ma, meraviglia delle meraviglie, dalle stesse note informative si può apprendere che, da ben otto anni, amministratore della pagina è Vincenzo Giuliano, il garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Basilicata. Così, di fronte ad una notizia che lascia quanto meno perplessi, continuando la ricerca, si giunge ad appurare che Giuliano, nell’anno in cui fu nominato garante, di questa “Associazione Liberi e Forti” era addirittura il presidente ( e non si capisce se ancora lo sia) e in tale ruolo già partecipava a presentazioni di nuove formazioni politiche insieme ad altri campioni della promozione dei diritti e delle pari opportunità, come, tanto per citare l’esimio, il consigliere Aurelio Pace.

A questo punto è obbligatorio chiedere al dottor Giuliano se quella raffica di oscenità che il portavoce Nigro ha impudentemente scritto e pubblicato rappresenta la summa della filosofia dell’Associazione e, di conseguenza, anche di lui che ne è stato il presidente e ne è da otto anni l’amministratore della comunicazione social. E se chiedere è obbligatorio, doveroso da parte sua sarebbe rispondere, perché delle due l’una: o il Garante si dissocia apertamente e totalmente dalle parole, e soprattutto dal pensiero, di chi definisce adultere le donne divorziate e compatisce invece i “poveri padri divorziati”, oppure deve spiegare quale garanzia può mai rappresentare nei confronti di quella infanzia e quella adolescenza che spesso vive proprio nella famiglia l’angoscia delle più subdole violenze. Nigro scrive: “Il femminicidio è la conseguenza del disagio psicosociale prodotto dallo sconvolgimento e dallo sfaldamento del nido familiare”; e ancora: “La gelosia è un sentimento naturale, anche se portato in extremis può degenerare in violenza”; e come se non bastasse aggiunge: “Provate a parlar male di un gay, e vi scateneranno contro l’inferno…”. Cosa di tutto ciò pensa il dottor Giuliano? Sono queste le sue parole, i suoi sentimenti, la visione del mondo che guida la sua azione di garante? È questa la considerazione che avrà delle madri che fuggono dalla violenza di un uomo? Non saprà far di meglio che definirle adultere? E compatirà i padri violenti? E come garantirà la libertà di una adolescente che volesse emanciparsi da un padre padrone? Lo scenario si prospetta veramente molto inquietante. In attesa di avere risposta e nella speranza di sentire il dottor Giuliano dissociarsi categoricamente dalle parole del portavoce (che nel qual caso meglio farebbe a spiegare chi rappresenta se non solamente se stesso), va chiesto anche alle istituzioni, ovviamente nelle persone di coloro che fanno le nomine in ruoli così importanti e delicati, se prima di riempire le caselle dei loro organigrammi, si pongono qualche domanda, si leggono qualche curriculum, si accorgono di qualche evidente incompatibilità.

                                                              Anna R.G. Rivelli


l'articolo di Nigro a questo link http://noicittadinilucani.ilcannocchiale.it/post/2858856.html


CULTURA
8 MARZO: UNA GUERRA ANCORA TUTTA DA COMBATTERE
8 marzo 2013


...la festa dell’8 marzo mi indigna nei suoi aspetti più folcloristici e retorici come la corsa all’acquisto delle mimose o le pizzerie eccezionalmente stracolme al femminile; odio al pari di molte tutto ciò che sa di programma di protezione nei nostri confronti, come le famose quote rosa peraltro spesso ipocritamente spese. Eppure più passa il tempo e più mi convinco di quanto sia importante questa celebrazione annuale che cade in un mondo tutt’altro che equilibrato dove la parità di genere è ancora ben lontana da venire. Elencare i tanti guasti di una società in cui la donna è sempre e costantemente minacciata nella sua dignità di persona mi pare qui superfluo; sappiamo bene, lo sanno tutte le donne, che per noi ogni strada è più erta ed insidiosa, ogni incontro è una lotta, ogni impegno un rito di passaggio. Abbiamo sempre da dover dimostrare qualcosa, sempre da doverci difendere, sempre da dover schivare l’offesa facendo attenzione a non ritrovarci addosso la colpa. Nonostante questa consapevolezza, però, ancora mi capita di restare basita di fronte a notizie come quella casualmente sfilata sotto i miei occhi qualche giorno fa. Una ditta americana, la Solid Gold Bomb, ha creato e messo in vendita una linea di T-hirt coloratissime con scritte che incitano alla violenza contro le donne. “Keep calm and hit her” (Mantieni la calma e colpiscila), “Keep calm e knife her” (Mantieni la calma e accoltellala), “Keep calm and punch her” (Mantieni la calma e dalle un pugno) “Keep calm and rape a lot” (Mantieni la calma e violenta tanto): che qualcuno possa aver ritenuto goliardiche e divertenti queste frasi è di per sé raccapricciante, ma il fatto che una intera filiera di persone (il creativo da strapazzo che le ha ideate, i responsabili della ditta che le ha prodotte, i gestori del sito internet sul quale sono state vendute a circa 17 euro ed i clienti stessi che le hanno acquistate) non ne abbia inteso l’assurda gravità ce la dice tutta su quanta strada ancora ci sia da percorrere. Le stragi di donne evidentemente nemmeno bastano; il femminicidio è per molti ancora solo un neologismo da talk show ed in fondo ancora per molti tutto il male che capita alle donne sono le donne che se lo cercano. Perciò anche quest’anno sopporterò di buon grado la retorica gialla della festa in nome di una guerra che è ancora tutta da combattere.

Buon 8 marzo a tutte le donne.

                                 Anna R.G. Rivelli


CULTURA
NON UN GIORNO SOLO
3 marzo 2013
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